
(1915) – Candida Villanova con i suoi figli: Giovanni, Bruno e Federico (1909-1924). In questa foto era incinta di Luigia (1915). Nasceranno poi Ernesto (1918), Giuseppe, Mario e Dosolina.
Carattere deciso e istinto protettivo matriarcale erano le peculiarità di Candida Villanova che poneva in primo piano la famiglia e la casa, poi con senso di profonda fede si volgeva anche verso la Chiesa. Di lei si possono spendere fiumi di parole, positive o negative, come qualsiasi essere di questa terra. Di fatto è stata una rappresentante della solidarietà umana, concreta e spirituale. Umile e temeraria. La casa di sua proprietà in via Bareteri è stata un punto di riferimento per un’infinità di persone. Una frequentazione dinamica e viva, onesta e generosa. Vien naturale raccontare un fatto rappresentativo: tutte le mattine la Candida preparava la colazione ad un nipote che abitava al mulino di Sernaglia, tal Angelo “Marendon”. Il buon Angelo aveva subíto un trauma alla nascita ed era deforme, faticava a camminare e a muoversi. La Candida nella sua naturale disponibilità lo accoglieva tutte le mattine e gli faceva trovare una tradizionale colazione contadina; uova, polenta, zucca e poi di quel che poteva disporre. Il “Marendon” a prescindere da cosa trovasse in tavola, arrivava con impeto e vigore, pur faticando sulle membra deformi e a gran voce chiedeva : – Ieia a l’è pronto el GOVO? ricevendo sempre una risposta, o vicina o lontana, della già operativa Candida : – Varda sula tola e no sta sporcar. – Episodi semplici e ricchi di intensità umana già di buon mattino. La Candida era “il comandante” che dirigeva la famiglia e spesso imponeva le operazioni. A qualcuno non andava a genio, ma ha sempre saputo tenere la famiglia al sicuro, con doverosa responsabilità.
Ma i bambini non si accorgevano di questo suo onesto e coerente comportamento. Per i bambini La Candida era la nonnina buonissima, dolce e affettuosa. Quella che ti insegna le cose con dolcezza. Quella della torta margherita soffice. Quella delle monetine per le caramelle. Quella della fiaba del “Barba Sucon”, che tanto era coinvolgente quanto assurda, ma che i bambini se la ricordano ancora oggi. La Candida era la regina nella sua casa in via Bareteri a Sernaglia. Una casa dignitosa con i suoi muri di sassi del Piave spessi un metro. La sua era una casa che aveva le “braccia” che si aprivano per accogliere tutti con gioia, soprattutto per i suoi figli e i suoi nipoti che arrivavano da lontano: dalla Francia, dalla Svizzera, da Torino. La sua casa era lei stessa e in quella casa lei era vissuta e spirata a 96 anni, circondata dai suoi figli, mentre in un mezzogiorno d’estate pranzavano insieme. In quella casa c’è ancora la sua Anima, la sua presenza positiva, la sua energia vitale, il suo temperamento deciso e dolce, forte e sensibile. Era sua volontà, purtroppo disattesa, che quella casa rimanesse ai suoi figli e ai suoi nipoti Lucchetta/Telan, sangue del suo sangue.
Dosolina risentita afferma: – “A noi fratelli Lucchetta, spettava di diritto la casa di Candida Lucchetta (come da disposizioni da lei volute), comprese le proprietà di Lucchetta Bruno, come per legge dovuto e comunque già da accordi con mio fratello Mario ” – . Pertanto, noi tutti ci chiediamo: come mai c’è stata questa manipolazione. Perchè non sono state rispettate le volontà di Candida? Come mai non è stato diviso il patrimonio di Bruno che ammonta a ben € 860.000? Non bastavano i beni “legittimi” di Mario e Catterina? Dominante brama, cupidigia, ingordigia, furberia. Opportunistiche e rivoltanti le visite parenti quotidiane e domenicali con il vestito della festa (dopo messa). Palesemente finte e pianificate.
”Grazie nonna Candida per le bellissime estati che ci hai fatto trascorrere nella "nostra" casa in via Bareteri. Le nostre Anime e i nostri cuori saranno sempre lì con te insieme al nonno Mosè.
I nonni MOSE’ LUCCHETTA e CANDIDA VILLANOVA


