Quella degli accumulatori seriali di immobili, chiamati anche “sepolti in casa”, è un problema sociale tutto da scoprire e che per la prima volta è stato portato in evidenza anche nei social. Questa patologia mentale rimane ancora un tabù nella nostra società e sarebbe importante portare alla luce questo disturbo di cui soffrono non solo le persone proprietarie compulsive ma conseguentemente anche le case e le proprietà che si imbruttiscono e decadono del loro valore affettivo e di utilizzo, divenendo poi invendibili.
Le case e gli appartamenti, possono diventare luoghi pericolosi perché la mancanza di responsabilità e l’incuria protratta nel tempo, innescano delle condizioni non solo di mancato comfort ma anche di sicurezza!
Un passaggio ostacolato può comportare il rischio di farsi male, la pericolosità strutturale dell’edificio, l’impossibilità di intervenire su un incendio, ma anche un pericolo sanitario dovuto alla pulizia difficoltosa o impossibile dell’unità immobiliare.
Sono situazioni che mettono a repentaglio gli abitanti e i famigliari, ma anche inquilini e abitanti vicini all’immobile.
Disposofobia e sillogomania sono altri termini che indicano il medesimo disturbo che non è da confondere con il collezionismo.
I collezionisti curano e presentano al meglio i loro oggetti catalogandoli e mantenendoli, il loro fine è completare la collezione non giustificarne l’utilità. Il disposofobico invece accumula immobili e li trascura, trasformandoli in oggetti inutilizzati e di scarso valore, occupando spazi sociali senza condividere nulla.
Questo disturbo patologico è caratterizzato dalla coesistenza di due problemi: l’accumulo di beni (acquistati, ricevuti o ereditati) e l’incapacità di disfarsene o di gestirli. L’accumulo compulsivo deriva generalmente da uno shock emotivo suscitato da una condizione di forte stress, ad esempio uno stato di solitudine, un’infanzia vissuta in miseria e povertà, un problema che ha colpito la propria casa o traslochi frequenti, che non permettono di vivere serenamente il proprio habitat.
Le ricerche in campo statistico indicano che il malato è spesso una persona sovrappeso, incline al consumo di carne, intelligente e forbita, di sesso maschile e di età dai 35 ai 60 anni, senza limitazioni di ceto o classe sociale. Il disposofobico ha inoltre un carattere molto rigido, è un perfezionista e non reputa un problema la sua condizione, anzi ne è soddisfatto.
Purtroppo non si tratta di un disturbo facile da curare, queste persone tendono a chiudersi e a rigettare l’aiuto di persone esterne che si offrono di dare una mano per riordinare la loro vita. Un malato tenderà a trovare sempre delle scuse per evitare di ristrutturare o completare i lavori necessari agli immobili, preferendo il loro decadimento strutturale ed estetico. In questo caso sarà necessario il supporto psicologico di un professionista.
”"Montagne di pietre, scomposte, disperse, calpestate senza ritegno. Ovunque la malattia dilaga. Pietre in tasca e solo polvere e miseria a divenire, per i distruttori di opere contadine ”.




















