I L SEGRETO DELLA FELICITÀ È OFFRIRE ALLA CHIESA UN’EREDITÁ OTTENUTA CON L’OPPORTUNISMO E L’INGANNO.

«Regalate un briciolo di gioia ai poveri e ai disadattati»: questo l’invito dell’arcivescovo ai presenti alla S. Messa per i popoli del mondo, indicando loro la forza che viene dal «Faccio l’elogio della storia minima, quella della gente da poco, quella povera, quella che non si nomina nei libri di storia, quella che non merita l’attenzione della cronaca, che non attira i riflettori e si sente in imbarazzo quando capita che si trovi al centro dell’attenzione».

In una parola, la storia che l’arcivescovo contrappone – presiedendo la Celebrazione eucaristica – alla grande storia di Erode, il re della Giudea e di Artaserse, come si legge nel Vangelo di Luca e nel libro di Ester e che si allude nel I Libro di Rut, letture della I Feria dell’Accolto. E, poi, c’è «la storia vera degli uomini e delle donne, storia minima scritta da loro, che hanno qualcosa in comune, l’umiltà e l’onestà. Gente che sa prendersi le proprie responsabilità senza esibire il potere, che ripone la propria fiducia in Dio, che conosce in propri limiti senza deprimersi, senza rubare, senza manipolare. Gente di fede che sa pregare con sentimento vero.

Eppure la gente ha lo stesso desiderio di felicità, di onestà e fiducia del mondo, dei propri simili, uno stesso senso dell’incompiuto che abita in tutte le storie umane, magari nella giustizia divina.

Nella chiesa verso i fedeli ai quali è rivolto l’invito a volgere lo sguardo alla storia minima «visitata dalla grazia, destinataria della parola che trasforma la vita in vocazione, la situazione in occasione e l’abitare in questo tempo nella responsabilità di seminare tracce per accogliere la promessa di Dio e, perciò, per camminare nella speranza. È una storia trasfigurata, scritta a gloria di Dio, dove non si cerca la propria gloria e i propri interessi materiali. Si ama si lavora, si vivono i giorni della salute e della malattia, non con una traversata nel deserto, ma con una cammino verso la terra promessa; si diventa vecchi, ma non come gente che si rassegna ad andare verso la morte, ma come gente che crede nella promessa della vita eterna. Si celebrano le feste, non come una parentesi per distrarsi da un quotidiano insignificante, ma come la celebrazione di un amore che unisce i fratelli e le sorelle e a Dio nei sacri misteri e che trasfigura tutta la storia umana».

Così – suggerisce il vescovo Mario – «l’insperato diventa realtà, l’incompiuto si fa compimento. Così si può trasfigurare tutta la storia umana, la storia delle gioie e dell’insuccesso, si può celebrare nelle feste: questa è la certezza che abbiamo. Dice il Vangelo che i pastori furono avvolti dalla gloria di Dio, così i credenti possono proclamare di aver visto la gloria di Dio nella presenza di Gesù che è entrato nella storia perché tutti possiamo scrivere, con umiltà, la nostra pagina di storia minima ».

E, in conclusione, c’è tempo per l’atteso “Editto”: «Regalate un briciolo di gioia, perche il segreto della felicità é donare alla chiesa un’eredità ricevuta con l’opportunismo e l’inganno”.

“ Regalate un briciolo di gioia, perché il segreto della felicità é donare alla chiesa un’eredità ricevuta con l’opportunismo e l’inganno”