In una giornata di domenica, durante la tradizionale visita parenti a Sernaglia. Mio fratello Mario con la testa rasata, viso dimagrito e l’andatura lenta, dovuta alla post-operazione per aneurisma dell’aorta addominale (riscontrato troppo tardi), ha lo spirito ancora alto, anche se traspare la cosapevolezza che la situazione non è delle migliori.

C’è ancora aspettativa perchè Mario attende una chiamata (che non sarebbe mai arrivata) per l’intervento alle carotidi gravemente ostruite. Dice di sentirsi un rottame e prende la cosa con leggerezza. Certo le carotidi ostruite non permettono al cervello di ricevere ossigeno a sufficienza con il rischio di una degenerazione cerebrale, perdere il controllo dei sentimenti, delle capacità cognitive e poi di collassare.

C’è già un testamento redatto e a noi fratelli Lucchetta sconosciuto. Io e mio fratello Giuseppe siamo certi che Mario abbia mantenuto i suoi impegni verso di noi, verso la sua famiglia d’origine, come da accordi e come accettazione di tutti. In questo periodo post-operatorio non si sa più nulla. Forse Catterina sa, ma non parla. C’è Mario che forse sta morendo e per rispetto nessuno parla di testamento. Solo la compagnia di Floriano Breda. Poi alcune parole di Mario che accenna ad un lascito ai suoi nipoti (quali?) per garantire una sicurezza alla sua “cara” consorte Catterina (la silenziosa).  Afferma che i nipoti (quali?) lo confortano dicendogli: – Non preoccuparti zio, nel caso tu dovessi mancare, ci prenderemo noi cura della zia. Non la lasceremo mai sola e provvederemo noi a lei -.  Anche qui un periodo di vuoto, di manovre e di cambio programma?

Detto fatto. Alle 11.56 del 12 ottobre 2005, muore mio fratello Mario e si scopre che lo stesso ha lasciato un testamento ufficiale che nessuno dei f.lli Lucchetta HA MAI VISTO. Solo più avanti si viene a sapere che sul documento sono state aggiunte a fondo pagina alcune righe, dai caratteri tremolanti e difficilmente leggibili, in cui mio fratello Mario nomina erede di tutto (tutto cosa?) la moglie Catterina Breda. Il testamento è stato trattenuto nel segreto più totale. Catterina si rifiuta di farlo vedere a me e neanche a Giuseppe, a noi fratelli ancora in vita, anche dopo ripetute richieste.

Catterina, per scrupolo o senso di colpa, lo fa vedere al nipote Sergio Telan e ne fa leggere in fretta e furia solo le ultime righe che riporto in sintesi : – lascio tutto a mia moglie Catterina Breda -. Uno scritto quasi improvvisato, frettoloso. Un testo definitivo che annulla tutti i testi precedenti, senza dar sincera verità della decisione di Mario nei suoi ultimi giorni di vita. Un epilogo a salvaguardia dei capitali?

Di fatto la frase di Catterina da comunicare a noi fratelli Lucchetta, espressa direttamente al nipote Sergio Telan è stata: – Dì a tua madre che ora è tutta roba mia e qui comando io: -.  La tensione è ora palpabile e la glacialità inquietante. Mai vista una Catterina Breda così alterata. Così animata nel comunicare forse qualche ingiustizia o illeggimità?

Riprendiamo così il discorso pre-morte:

Non preoccuparti zio Mario, nel caso tu dovessi mancare ci prenderemo noi cura della zia. Non la lasceremo mai sola e provvederemo noi a lei -. 

Detto fatto. Catterina appena accennato un raffreddore (passata poi per polmonite) viene spedita per direttissima in una modesta casa di “riposo”. Stanza doppia con una compagna di letto insopportabile. Un piccolo carcere sanitario. Tutto calcolato e tutto previsto per contenere i costi. Allontanare le pericolose badanti. Solo una retta mensile di € 1900, senza rotture di balle e con la coscienza “quasi” a posto. Gli imponenti capitali di Mario, Bruno e Catterina al riparo. La casa Lucchetta chiusa e la cassaforte svuotata. Non ha importanza l’infelicità di mia cognata Catterina, relegata in quello squallido angolo di “Paradiso”.  Piazzata lì, sola, in attesa della sua ora, fingendo che tutto sia a posto così. Finte visite di cortesia e far passare il tempo così come far passare in sordina l’iniquità (ndr – c’è tempo per fare acquisti). Ma tempo non avrete.

Tutti sanno degli ingenti capitali di Bruno e Mario. I fratelli Lucchetta hanno SOLO chiesto di diritto la proprietà della loro casa materna di origine. La casa della loro madre Candida Villanova. Chi ha ordito con brama e cupidigia vivrà nel peccano eterno e Dio darà a loro quel che si meritano e anche di più. Gente gretta e senza anima. Mentre nel vostro cuore rimane ancora viva la considerazione che avete sempre avuto per mia cognata Catterina: una persona incapace e inutile (e da qualcuno detto anche di peggio). Orribili trame e opportunismi senza scrupoli.

Un finale inadatto per una persona gentile e buona. Una celebrazione squallida e di poco valore, priva di qualsiasi riconoscimento, considerando l’importante decisione intrapresa da Catterina verso la sua progenie, rinnegando tutto e tutti, anche quelli che l’hanno accolta e accettata nella loro vita, distruggendo la storia, i sentimenti e gli affetti che rappresentava per i nipoti Lucchetta/Telan.

Cara zia Catterina ti vogliamo tanto bene, consapevoli del trattamento che hai subito negli ultimi anni. Ti sei lamentata in silenzio, prigioniera di qualcuno che ti ha usata. Non certamente dal general Lucchetta Mario che ti ha sempre amata, a modo suo. Ci manchi.